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Workengo.it: crescono le richieste di diritto all’oblio e la necessità di intervento dell’e-reputation manager

27 novembre 2019 - Con l'entrata in vigore del GDPR, il Regolamento generale per la protezione dei dati, e la crescente pervasività del web, il diritto di rimuovere informazioni lesive per la reputazione online è divenuta una necessità sempre più sentita tra le persone. A sottolineare il fenomeno è il network di startup e professionisti Workengo.it che, gestendo con i suoi esperti progetti di reputazione dell’identità digitale, rileva dal mercato rumours e tendenze.

La conferma arriva anche dai dati (fonti ufficiali Google): in Italia solo in ragione delle leggi europee sulla privacy dal 2014 ad oggi sono stati registrati più di 70 mila richiedenti il diritto all'oblio, ovvero circa l'8% dello scenario internazionale, e la cancellazione dal web di circa 300 mila contenuti online. Un trend che cresce in modo costante ed esponenziale con un ritmo medio, fino adesso, in aumento del 60% ogni 12 mesi. 

Solo negli ultimi due anni, sono state registrate il 36% delle richieste di rimozione di contenuti pari a 110 mila sui circa 300 mila pubblicati.

Il diritto all’oblio è tecnicamente il diritto ad “essere dimenticati” da internet, a non veder riproposti su motori di ricerca o testate telematiche determinati fatti che sono stati oggetto di cronaca passata, nel momento in cui questi fatti non presentino più il carattere di attualità e interesse collettivo.

Marco Aurelio Cutrufo, founder di Workengo.it ed e-reputation manager dice: “Oggi difendere la reputazione personale e aziendale dai contenuti tossici che recano danno ingiustificato in modo perpetuo è diventata una esigenza importante per molte persone ed aziende. Qualsiasi accusa veicolata attraverso gli strumenti del web moltiplica esponenzialmente la propria potenza distruttiva sulla reputazione ed a volte sulla sicurezza personale ed aziendale dei soggetti coinvolti, il più delle volte in modo ingiustificato. Nell’esperienza di Workengo.it, sono stati trattati casi di imprenditori, politici, professionisti e privati cittadini. Il caso più frequente è quello di notizie online in cui, ad esempio, un imprenditore risulti indagato ma sia successivamente assolto o del tutto innocente con un danno di reputazione causato dalla notizia che rimane sul web. In questi casi, interveniamo con l'obiettivo di riequilibrare la situazione in virtù del diritto all’oblio.”

Come si opera per far valere il diritto all’oblio? In seguito a un’approfondita analisi tecnico-giuridica sul web, viene presentato un report dettagliato sui risultati lesivi riscontrati, indicando le diverse responsabilità dei titolari dei siti internet, delle testate telematiche, dei motori di ricerca, dei diversi social network e le azioni conseguenti. In particolare, l’attività consiste in primis nell’invio di istanze, indirizzate ai motori di ricerca e ai gestori delle pagine web o dei social network, finalizzate alla rimozione e/o deindicizzazione del contenuto lesivo. A supporto di questa parte di intervento vi è una necessaria valutazione strategica del danno di reputazione subito e dei potenziali rischi nel perseguire azioni di difesa più o meno aggressive. Laddove non sia consigliato l'intervento diretto, è possibile avvalersi di tecniche avanzate di digital marketing per la tutela della reputazione, che solo la figura dell’e-reputation manager è in grado di studiare e implementare in modo sicuro ed efficace, con l'unico obiettivo di ristabilire l'equilibrio e difendere la reputazione digitale che influenza in modo diretto l'opinione delle persone ogni giorno.

Cutrufo conclude: Nella maggior parte dei casi il risultato è formidabile. Riusciamo ad ottenere la cancellazione dei contenuti lesivi in poche settimane, difendendo con successo la reputazione digitale dai pericoli del web. Inoltre, chi si rivolge a Workengo.it paga il servizio solo a risultato ottenuto, ovvero, in base solo a ciò che si ottiene”.

www.workengo.it

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