28 Gennaio 2026 Cervicalgia e malocclusione: quando il dolore al collo può partire dalla bocca
Il dolore cervicale è una delle problematiche muscolo-scheletriche più diffuse nella popolazione adulta e rappresenta oggi una vera e propria emergenza silenziosa, con un impatto significativo sulla qualità della vita quotidiana e lavorativa. In Italia si stima che circa 15 milioni di persone soffrano di cervicalgia in forma cronica o ricorrente, mentre oltre il 60% della popolazione ha sperimentato almeno un episodio nel corso della vita. Colpisce soprattutto la fascia di età compresa tra i 40 e i 60 anni, ma è in aumento anche tra i più giovani, complice uno stile di vita sempre più sedentario e l’uso prolungato di dispositivi digitali. Le donne risultano maggiormente esposte rispetto agli uomini.La cervicalgia si manifesta con dolore e rigidità nella zona del collo, spesso accompagnati da mal di testa, difficoltà nei movimenti e fastidi che possono estendersi a spalle e braccia. Le cause sono spesso molteplici: stress, posture scorrette mantenute a lungo, sedentarietà, traumi passati e cambiamenti legati all’età sono tra i fattori più comuni. Proprio questa combinazione di elementi rende il disturbo complesso e diverso da persona a persona.
Negli ultimi anni, l’attenzione dei professionisti della salute si è concentrata anche su un possibile legame tra dolore cervicale e problemi di masticazione. Sebbene la ricerca scientifica sia ancora in evoluzione, l’esperienza clinica mostra come molte persone con una cattiva occlusione dentale soffrano anche di cervicalgia e mal di testa.
«Il corpo umano funziona come un sistema interconnesso, in cui un problema localizzato può influenzare altre parti», spiega il dottor Luca Marin, Responsabile scientifico del Laboratorio per la Riabilitazione e la Chirurgia Ortopedica (LAROS) dell’Università di Pavia e Coordinatore dell’area riabilitativa dell’Istituto di Cura “Città di Pavia”. «Quando i denti non combaciano correttamente, la mandibola può assumere una posizione scorretta che nel tempo, potrebbe influire negativamente anche sulla colonna cervicale e sulla postura, favorendo la comparsa di dolore e tensione muscolare».
Un’alterata masticazione può infatti costringere i muscoli del viso e del collo a lavorare in modo eccessivo, generando tensioni che si ripercuotono sulla zona cervicale. Anche abitudini come il serramento o il digrignamento dei denti, spesso legate allo stress, possono contribuire ad aggravare il disturbo.
Alcuni segnali possono suggerire un coinvolgimento della masticazione, come tensione alle tempie o alle guance durante momenti di concentrazione, dolore al risveglio o peggioramento dei sintomi dopo aver mangiato cibi duri. Per questo è importante una valutazione che coinvolga più professionisti, in grado di osservare il problema nel suo insieme.
Oggi, la tecnologia gioca un ruolo sempre più centrale in questo percorso. Accanto alla valutazione clinica, strumenti avanzati consentono di analizzare la postura in modo completo e non invasivo. Sistemi come Spine 3D permettono ricostruzioni tridimensionali della colonna vertebrale compreso il tratto cervicale, del bacino e degli arti inferiori, integrate con la stabilometria, offrendo dati oggettivi e ripetibili e consentendo di monitorare nel tempo gli effetti dei trattamenti senza ricorrere a radiazioni ionizzanti.
«L’Intelligenza Artificiale rappresenta un’opportunità concreta per rendere le cure sempre più personalizzate», sottolinea Marin. «Ci consente di misurare i cambiamenti e adattare i percorsi di trattamento in modo più preciso ed efficace». Il ruolo di queste nuove tecnologie sarà al centro dell’evento dedicato alla telemedicina e all’innovazione in sanità, in programma il 6 e 7 febbraio presso l’Università di Pavia, che riunirà esperti e professionisti del settore.
Il trattamento della cervicalgia associata a problemi di masticazione richiede un approccio personalizzato e condiviso. Interventi odontoiatrici, fisioterapia e trattamenti manuali possono risultare efficaci solo se inseriti in un percorso costruito sulle reali esigenze del paziente. «Il dolore si riduce quando si ristabilisce un equilibrio corretto», conclude il dottor Marin. «Per questo è fondamentale agire sulle cause e non solo sui sintomi, sfruttando competenze integrate e strumenti innovativi».