26 Gennaio 2026 Dati sanitari e privacy: una sfida centrale nella sanità digitale
La trasformazione digitale della sanità ha reso più semplice l’accesso alle cure, migliorato la continuità assistenziale e accelerato la condivisione delle informazioni cliniche. Allo stesso tempo, però, ha aperto una questione sempre più rilevante: come proteggere i dati sanitari delle persone in un ecosistema sempre più interconnesso.
Il tema, approfondito nel libro “Smetti di farti spiare, difendi la tua privacy”, è affrontato da Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy, insieme ad altri esperti del settore, con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza sui rischi legati al trattamento dei dati personali e fornire strumenti concreti per difendere i propri diritti, anche in ambito sanitario.
I dati sanitari raccontano aspetti profondi e intimi della vita di una persona e, proprio per questo, il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) li considera dati particolarmente delicati, sottoponendoli a regole e tutele più stringenti. Nonostante questo quadro normativo avanzato, la consapevolezza dei rischi resta spesso bassa, soprattutto quando le informazioni sulla salute vengono trattate attraverso strumenti digitali di uso quotidiano, che rendono meno percepibile la loro reale circolazione.
«Quando parliamo di salute, il confine tra ciò che è utile alla cura e ciò che invade la sfera privata è molto sottile», osserva Nicola Bernardi. «La tecnologia può essere un alleato prezioso, ma senza consapevolezza rischia di trasformarsi in una fonte di esposizione non necessaria dei dati più intimi».
Uno dei nodi centrali riguarda la circolazione dei dati sanitari tra medici, strutture, sistemi informativi e piattaforme digitali. Il rapporto di fiducia tra paziente e professionista sanitario si fonda anche sulla certezza che le informazioni condivise vengano trattate solo per finalità legittime e nel rispetto delle regole. Accessi impropri, condivisioni eccessive o scarsa attenzione alla sicurezza possono compromettere non solo la privacy, ma anche la qualità della relazione di cura.
In questo contesto si inserisce il Fascicolo Sanitario Elettronico, strumento pensato per facilitare l’accesso alle informazioni cliniche e migliorare l’assistenza, ma che richiede una maggiore alfabetizzazione digitale. Molti cittadini non conoscono le modalità di accesso, le possibilità di limitazione o le opzioni di delega.
Accanto ai sistemi sanitari istituzionali, cresce poi il peso della salute digitale “informale”: app per il benessere, smartwatch, dispositivi indossabili e servizi online che raccolgono dati biometrici e informazioni sullo stile di vita.
Alcune buone pratiche per proteggere i dati sanitari includono informarsi su come vengono utilizzati i propri dati, verificare periodicamente le impostazioni di accesso al Fascicolo Sanitario Elettronico, controllare le autorizzazioni concesse alle app per la salute ed evitare di comunicare informazioni sanitarie sensibili tramite canali non sicuri.
«La tutela dei dati sanitari non riguarda solo il rispetto delle norme, ma la protezione della dignità, dell’uguaglianza e dell’autodeterminazione delle persone. In una sanità sempre più orientata ai dati, la vera sfida – conclude Bernardi – non è raccoglierne di più, ma usarli meglio e con maggiore responsabilità, mettendo al centro la persona prima ancora della tecnologia».